Il processo di coaching e il prendere decisioni






L’unica certezza che abbiamo, come esseri umani è che, sempre, siamo tutti costretti a prendere decisioni. E, anche quando non decidiamo, stiamo prendendo una decisione!

E il prendere decisioni complesse è estremamente difficile, soprattutto se abbiamo a che fare con scelte che hanno una complessità e conseguenze importanti.

Se partiamo dall’etimologia, decidere deriva dal latino ‘de- cidere’ che significa ‘tagliare via, mozzare’: tutte le volte che decidiamo, stiamo quindi scegliendo qualcosa, escludendo altre possibilità ed è a questo livello che a volte, il nostro processo decisionale può bloccarsi.

Come coach come possiamo supportare i nostri clienti? Intanto essendo consapevoli di alcuni paradossi insiti nella questione


I 3 paradossi del prendere decisioni

1. Non si può non prendere una decisione e non si può non fare una scelta anche quando scegliamo di non scegliere, abbiamo scelto: non posso non decidere

2. I processi decisionali riguardano il futuro mentre noi spesso andiamo nel passato alla ricerca di elementi per fare la scelta migliore usando tabelle, pro e contro, business plan…Il paradosso è che il futuro non è prevedibile ed è insondabile. Il passato ci può servire come orientamento e proiezione, ma non ci rassicura del tutto sugli esiti futuri

3. Le nostre decisioni, abbiamo ormai capito con le neuroscienze, avvengono molto più su base emotiva che non razionale. Il nostro cercare risposte solo con tecniche razionali su una struttura che invece è particolarmente emotiva è limitante. Ogni essere umano ha un centro percettivo di sicurezza e le grandi decisioni vanno a toccare questo nucleo: non possiamo affrontare questo argomento senza partire da questo presupposto fondativo



I 3 elementi che possono bloccare il processo decisionale

Prendere decisioni è come stare su una zattera: se ti sposti troppo a sinistra vai a fondo e se ti sposti troppo a destra vai ugualmente a fondo, non solo ma devi anche tenere conto delle condizioni del mare.

L’elemento fondante nel prendere decisioni è tener conto dell’importanza per ogni essere umano di avere una percezione di controllo/rassicurazione, seppur minima, su ciò che accadrà; da ciò si evince che ogni decisione ha un elemento percettivo/emotivo fondamentale, ancor maggiore rispetto alla ragione. Come professionisti del coaching, consapevoli di ciò, possiamo già individuare 3 strutture che tendono a bloccare il processo decisionale:

1. La prima struttura che blocca il processo decisionale è l'eccesso di informazioni: troppe variabili di ragionamento bloccano il processo decisionale e in questo senso dobbiamo trovare un equilibrio tra il prendere informazioni e non prenderle perché l'eccedenza di rassicurazione di cui sopra, blocca il processo.

2. L’eccesso di opzioni blocca ed il fenomeno è noto da tempo in psicologia, descritto da alcuni come "sovraccarico da eccesso di opzioni disponibili" (choice overload). Il fenomeno del choice overload era stato osservato una ventina di anni fa in un singolare esperimento. In un negozio di alimentari era stato allestito un assortimento di 24 barattoli di marmellata di gusti diversi,<e in altre occasioni soltanto di 6. I consumatori tendevano più facilmente a fermarsi ad assaggiare quando il tavolo era colmo di opzioni, ma difficilmente poi acquistavano. Più raramente si sono invece fermati al banco da 6, ma quando è accaduto, hanno comprato 10 volte più spesso.

3. L'eccesso di conoscenza: la conoscenza è un grande strumento ma la conoscenza infinita paralizza. Singolare è il paradosso dello studente che non si presenta all'esame perché non si sente pronto! Ma noi non saremo mai del tutto pronti su tutto, vero?



Che fare?


A questo punto , dopo aver visto diversi paradossi e complessità, ‘sussurriamo’ 2 traiettorie che potrebbero aiutare noi e i nostri clienti nel prendere decisioni:

1) Interagire con lo scenario futuro, facendo prove di possibilità. Non sono certo se andare ad abitare a Firenze? Interagire significa fare la prova e vivere un po' di tempo a Firenze (vacanza, affitto breve, …) e vedere che accade, come ci si sente,…


2) proiettare noi stessi nel futuro e immaginare ciò che potrebbe accadere di spiacevole facendo quella scelta (ipotesi peggiorativa) e a quel punto chiedersi:” E se accade questo sono in grado di portarlo?” Questa traiettoria è particolarmente indicata quando siamo tra 2 fuochi, tra 2 scelte e non sappiamo scegliere. Immaginiamo i 2 scenari futuri, vediamo quale potrebbe essere lo scenario peggiore e a quel punto chiediamoci:” Tra i 2, quale scenario saprei portare, emotivamente, meglio?”.

Esempio pratico:

A: Vorrei andare all’estero a studiare ma non ne sono certo perché dovrei lasciare la mia famiglia...

B: Immagina lo scenario 1. Tu all’estero che studi ciò che ti piace, cosa emotivamente potrebbe essere difficile da portare? La lontananza dai tuoi cari? E’ cosi?

B: Immagina lo scenario 2 . Tu a casa con i tuoi cari facendo una scelta universitaria meno attraente; cosa potrebbe essere difficile da saper portare emotivamente? Il fatto che non studi ciò che avevi desiderio di fare, è così?

B: A questo punto chiediti: è più difficile per te affrontare il distacco emotivo dalla tua famiglia (che avverrà se vai all’estero) o rinunciare al tuo sogno accademico (che avverrà se rimani a casa?)

Conclusioni


Prendere decisioni è cosa complessa e la risposta non sta, in maniera semplicistica, né nell’essere troppo istintivi tantomeno nell’essere troppo razionali. Abbiamo portato il focus sulla dimensione percettivo/emotiva che in questo campo determina le nostre scelte e da lì abbiamo presentato alcune ipotesi di lavoro.

Potremmo però concludere con un orientamento del nostro pensiero: il fare una cosa rispetto al non farla, ci permette di portarci un’esperienza in più, che altrimenti non avremmo.

Buone scelte!!


A proposito di scelte: dal 3 febbraio 2022 inizia la Scuola di Coaching Esperienziale


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